La memoria nella terza età: come poterla potenziare?

La memoria nella terza età: come poterla potenziare?

terza età

La memoria è una delle nostre caratteristiche specie-specifiche le cui funzioni, con il passare degli anni, potrebbero modificarsi. La memoria è vitale poiché alla base di ogni processo mentale superiore, come il problem solving e l’elaborazione di concetti complessi; è anche coinvolta nella scelta, perché spesso per scegliere tra più opzioni vengono chiamati in causa i ricordi.

Il senso comune tende a considerare inevitabile, nonché irreversibile, il deterioramento della memoria con l’avanzare dell’età. Sicuramente non si può avere la stessa memoria di quando si era giovani, ma questo non vuol dire che non si possa fare nulla. Alla verità oggettiva che la memoria con l’età declina si affianca il fatto che, se esercitata, la memoria può essere rafforzata. È bene specificare che quella che tende a indebolirsi è la cosiddetta memoria recente. La memoria remota, invece, a parte in patologie come l’Alzheimer, tende a essere conservata in modo nitido. Biologicamente parlando questo accade perché più si avanza con l’età e più la perdita dei neuroni aumenta.

Partecipazione, alimentazione e interazione sociale

Attraverso metodi ed esercizi semplici, come leggere e risolvere cruciverba, nella terza età è possibile conservare le proprie funzioni mnemoniche. Ciò che serve è una grande partecipazione attiva. Ovviamente più si tende a essere passivi e pigri, più si rischierà di indebolire la nostra memoria. Uno dei problemi frequenti nella terza età è, ad esempio, quello di perdere gli oggetti, di non ricordare dove sono stati collocati; un possibile rimedio è scegliere un posto definitivo per ogni oggetto così da trovarli sempre lì.

A migliorare la prestazione della nostra memoria è anche una corretta alimentazione, né ipocalorica né iperproteica. Utile e funzionale è soprattutto l’attività fisica. Molte ricerche scientifiche hanno dimostrato che l’esercizio motorio, oltre a procurare un benessere generale, ha effetti particolarmente positivi sul sistema nervoso e conseguentemente sulla memoria. Una delle pratiche indicate per la terza età è lo yoga, con cui l’anziano può stimolare il corpo e lo spirito.

Nella terza età, la solitudine è una delle cause che potrebbe aggravare o anticipare la perdita delle funzioni mnemoniche. Infatti, la capacità di memoria è collegata anche allo stato emotivo individuale: stati come la depressione o l’ansia hanno ricadute negative. L’interazione sociale è uno dei rimedi migliori per allenare la memoria degli anziani e una ricerca svizzera lo ha dimostrato. Le analisi, condotte da un team di ricercatori dell’Università di Zurigo, sono stati pubblicati dalla Cochrane Library. Sono stati confrontati e analizzati i dati di trentasei studi effettuati in un periodo di tempo compreso tra il 1970 e il 2007, da cui è emerso che la conversazione aiuta la memoria nella terza età.

Un aiuto concreto

Avere una persona che si prenda cura dei nostri cari permette a questi di non rimanere soli, così incrementando, attraverso l’interazione sociale, le funzioni mnemoniche. Una badante è un’ottima compagnia per gli anziani e potrebbe essere di grande aiuto nel non far indebolire la loro memoria perché sprona alla socialità. Con una badante l’anziano avrebbe anche la possibilità di essere coinvolto nella gestione quotidiana di compiti, come fare la spesa. Un elemento ancora più importante è che l’anziano avrebbe la possibilità di dialogare e il dialogo è un ottimo rimedio contro la perdita di memoria perché i neuroni hanno modo di rafforzarsi.